La Classificazione delle Cactaceae

 
 

 

Nel corso del ‘900 si sono susseguiti decine e decine di tassonomisti e sistemisti ognuno con l’intento di analizzare e classificare omogeneamente l’enorme diversità di forme che si presenta nel mondo delle Cactaceae. E’ grazie al loro contributo che specialisti, coltivatori e amatori ora possono intendersi in base ad uno standard internazionale riconosciuto o quasi. Infatti, l’evoluzione dei criteri di classificazione nel tempo ha portato spessissimo a cambiare il nome di un determinato cactus, spostandolo da un genere all’altro o creandone uno nuovo. Tutt’ora molti esperti  non sono d’accordo sulla classificazione di alcuni cactus. Ciò non deve destare sorpresa, perché, se da una parte la quantità di informazioni disponibili è aumentata enormemente grazie agli studi molecolari, dall’altra, si sono sviluppati diversi approcci e diverse interpretazioni scientifiche.

La classificazione adottata in cactus-roma.com segue quanto stabilito nel 1999, dall’International Cactacee Systemics Group, gruppo costituito in seno all’I.O.S. (International Organization for Succulent Plant Study) nato con l’intento di ridare ordine alle varie nomenclature che i diversi sistemi avevano generato. Questo gruppo di lavoro, ha coinvolto specialisti in morfologia e anatomia, esperti in analisi cromosomica e del DNA, ma anche botanici ed altri esperti della materia. Possiamo quindi considerare questo sistema, un sistema moderno, condiviso e affidabile ma, resta il fatto che è sempre e solo una fotografia soggetta ad una continua revisione.

L’obiettivo della nomenclatura è dare a ciascun cactus un nome unico, nessuna altra pianta può avere lo stesso binomio (Genere e specie). Il sistema è concepito a piramide: al vertice, la famiglia delle Cactaceae che si divide in subfamiglie, tribù, e giù fino ai generi, le specie (sp.), le subspecie (subsp.) o sottospecie (ssp.) e le varietà (var.).

Altre volte si trova la dicitura forma (f.): questa è una distinzione non riconosciuta e indica proprio una particolare forma assunta solitamente da una popolazione di esemplari presenti in una determinata area. I cultivar, indicati da cv. o da un nome tra le virgolette, non sono contemplati dalla classificazione ufficiale in quanto “creazioni artificiali”. Poi, ci sono gli ibridi, incroci naturali o voluti tra diverse piante: se l’ibrido è fra due specie dello stesso genere, il suo nome specifico (epiteto), quando esiste, si fa precedere da un segno X che viene perciò interposto tra il nome del genere e quello della specie; nel caso di ibridi intergenerici, cioè tra specie appartenenti a generi diversi, il segno X deve precedere entrambi i nomi dell’ibrido.

Generalmente, quelli tra subspecie,  forme o cultivar vengono indicati  come incroci.

 La descrizione di un cactus è sempre riportata nel modo che segue:

Nome del Genere, nome della specie, (Nome dell’autore originale)

Nome del revisore (autore della successiva revisione)

Sinonimi: in ordine di classificazione dalla più vecchia alla più recente. 

Prendiamo ad esempio l’Echinocactus texensis. Questo cactus fu originariamente nominato Echinocactus texensis da Hopffer, primo a descriverlo e a posizionarlo quindi nel genere Echinocactus con epiteto texensis. Successivamente, Engelmann, nel 1845 lo rinominò Echinocactus lindheimeri. Nel 1922, Nathaniel Lord Britton e Joseph Nelson Rose posizionarono la specie in un nuovo genere, il genere Homalocephala. Non poche discussioni si sono susseguite e si continuano a registrare sulla specie. Fatto sta  che l’attuale binomio riconosciuto è:

Echinocactus texensis Hopffer 1842

Homalocephala texensis (Hopffer) Britton & Rose 1922

Echinocactus lindheimeri Engelmann 1845

  

Schema del sistema di classificazione

 

 

Su CACTVS ROMA potete trovare una descrizione approfondita del genere Echinocactus

 

 

Note a riguardo del Field Number: Spesso, quando acquistiamo un esemplare, oltre al nome è associata una sigla. Questa sigla è chiamata Field Number ed è un codice univoco, assegnato da un raccoglitore esperto autorizzato, ad un campione (semi o piante) raccolto in natura in un luogo preciso. L’introduzione del Field Number ha permesso di affinare la classificazione: specie appartenenti allo stesso genere possono avere popolazioni che differiscono per alcuni particolari nella forma o nel colore e quindi possono essere considerate rappresentanti tipiche di una determinata area geografica. In linea del tutto teorica per noi coltivatori, il codice dovrebbe rappresentare il certificato d’origine della pianta o, almeno, che questa discende senza ibridazioni da una pianta con quel Field Number. In realtà, di certo c’è solo l’esemplare o gli esemplari o i semi raccolti dal ricercatore stesso sul posto. Molti ricercatori sono gli stessi vivaisti autorizzati che ci vendono piante e semi con questo codice, ma non sempre essi attuano tutte le precauzioni per impedire che piante madri si impollinino con altre piante con diverso Field Number o addirittura di altre specie. Ne nascono così semi che dovrebbero perdere questo titolo, ma talvolta no, causa motivi speculativi di vivaisti che ci vogliono guadagnare. A tagliar la testa al toro ci penseranno in futuro le tecniche di riproduzione in laboratorio: partendo da un tessuto di una esemplare rappresentativo, si potranno riprodurre tanti esemplari, altrettanto rappresentativi. Il vantaggio sarà enorme, infatti, oltre ad alleggerire la pressione sulle popolazioni locali, questi esemplari avranno tutti i requisiti che noi cerchiamo. Comunque, il senso della nostra passione non è quello di avere a tutti costi un esemplare con un determinato nome o un determinato F.N., quanto quello di poter apprezzare piccoli particolari che differenziano un esemplare da un altro anche se entrambi sono considerati identici da una “fredda” nomenclatura. Forme particolari si possono trovare ovunque anche su una bancarella, basta avere la giusta attenzione, oppure, ed è il modo migliore, iniziare con tanta pazienza a seminare, selezionando alcuni esemplari e rendendo disponibili gli altri per i nostri amici appassionati.

 

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